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Cervello e Nutrizione

Pubblicata in data: 21/02/12

Cervello e Nutrizione

Per lungo tempo in ambito medico e scientifico si è ritenuto che il Sistema Nervoso, ed in particolare il cervello, pur prelevando ossigeno e glucosio e risentendo di squilibri ionici e di pH del sangue, fossero quasi totalmente indipendenti dall’alimentazione.

Le ricerche riguardanti i neurotrasmettitori hanno però notevolmente mutato questo quadro: infatti  si è visto che questi vengono sintetizzati dalle cellule nervose in dipendenza dalla composizione del sangue e pertanto dal tipo di alimentazione.

Il Sistema Nervoso, per formare i neurotrasmettitori di cui ha bisogno, deve prelevare dal sangue gli aminoacidi necessari; il prelievo avviene attraverso la “barriera ematoencefalica”, che è facilmente superabile nell’organismo giovane, ma è sempre più difficile da oltrepassare con l’avanzare degli anni. Ciò spiega anche perché disturbi nervosi e del comportamento vadano aggravandosi con l’età.

L’alimentazione, insieme all’ereditarietà e agli stimoli ambientali, interviene anche sul Sistema Nervoso-Ormonale: aminoacidi e oligopeptidi, originati a livello gastro-duodenale, regolano questo sistema e influiscono sul comportamento. 

Si è scoperto poi che non sono tanto le caratteristiche plastiche ed energetiche degli alimenti, ma soprattutto la qualità delle proteine, gli equilibri alimentari e nutrizionali, nonché la modalità di introduzione degli alimenti (numero e ritmo dei pasti ecc.) che possono influenzare il Sistema. 

Ad esempio un’alimentazione molto ricca di carne provoca una diminuzione della serotonina (un importante neurotrasmettitore che ha effetto generalmente calmante e stabilizzante sulla mente) a causa della maggiore abbondanza nella carne di aminoacidi quali la tiroxina e leucina rispetto al triptofano (precursore della serotonina), il quale risulta così svantaggiato raggiungendo il cervello a basso livello.

Ciò non avviene, o avviene molto meno, in un pasto in cui c’è maggiore equilibrio tra fonti proteiche animali e vegetali o in cui si associano proteine vegetali come cereali e leguminose, che si completano fornendo uno spettro ugualmente ampio ma più bilanciato di aminoacidi precursori dei neuropeptidi cerebrali.

L’integrazione infine con cibi selvatici, come le verdi-azzurre del lago Klamath, particolarmente ricchi di queste sostanze in forma altamente assimilabile, crea una buona sinergia di nutrienti migliorando notevolmente la risposta nervosa e ormonale dell’organismo.

In particolare l'alga Klamath, oltre a fornire tutti gli aminoacidi precursori dei neurotrasmettitori cerebrali in proporzione ottimale e perfettamente assimilabili, è l’unico cibo a tutt’oggi conosciuto che contiene in quantità significative la feniletilammina (FEA), un aminoacido naturalmente prodotto dal nostro cervello negli stati di euforia e benessere (al punto da essere definita la “molecola dell’amore”).

La feniletilammina contribuisce direttamente ad aumentare la quantità di dopamina liberamente circolante, incrementando così la trasmissione dopaminergica. È per questo che la FEA è nota come capace di alleviare la depressione[1], normalizzare l’umore, migliorare l’acutezza mentale e la memoria, stimolare sentimenti di gioia e affetto.[2]

La FEA si trova ulteriormente concentrata in un estratto naturale da alga Klamath, contenuto in CalmUp, che si è dimostrato capace di produrre effetti nutriterapici importanti in problematiche come depressione e sbalzi di umore; cali di memoria, perdita di concentrazione e confusione mentale (fino all’Alzheimer); disordini dell’attenzione e dell’apprendimento.[3]
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[1] Szabo A., et al. Phenylethylamine, a possible link to the antidepressant effects of exercise, in Br. J. Sports Med. 2001 Oct; 35 (5):342-3.
[2] Sabelli HC, Mosnaim AD, Phenylethylamine hypothesis of affective behavior, in Am. Journal of Psychiatry, 1974, Jun.; 131(6): 695-9.
[3] La FEA è un simil-anfetaminico naturale in grado di produrre effetti di stimolo mentale ed energetico blandamente simili a quelli di sostanze anfetaminiche. Ma la FEA è endogena al cervello umano, non crea assuefazione o tolleranza, e non ha alcun effetto collaterale. Vedi Mosnaim AD et al., The influence of pychotropic drugs on the levels of endogenous 2-phenyethylamine in rabbit brain, in Biol. Psychiatry, 1974 Apr.; 8(2): 227-34.

 

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